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Anche un genio deve vendersi … Il notevole curriculum, altrimenti autocandidatura o promozione di Leonardo da Vinci. Una lettura moderna.

PARTE PRIMA

In questa prima parte approfondirò il tema della lettera di e dei vari documenti collegati o collegabili.

 

La lettera di o di Leonardo da

Ecco la lettera a cui mi riferisco:

Questa lettera è un elenco delle sue capacità, scritta per punti, fatta avere a Ludovico il Moro, ed è conservata in una minuta, non autografa, nel Codice Atlantico (foglio 391 recto-a).

La nota, che meglio vedremo più avanti, illustra tutta una serie di competenze e conoscenze che Leonardo dichiarava.

Una frase del testo per capire: «Farò carri coperti, securi et inoffensibili e quali, intrando intra li inimici cum sue artiglierie, non è sì gran multitudine di gente d’arme che non rompessino. Et dietro a questi poteranno seguire fanterie assai, illesi et senza alcun impedimento.»

Qui è descritta non solo un’arma ma anche la sua modalità d’impiego.

Qualcuno pensa e ritiene attendibile l’<<Anonimo Gaddiano>>, il primo a scrivere su Leonardo, che fu Lorenzo dei Medici a inviarlo a Milano, come ambasciatore artistico, come sembra fosse in uso ai quei tempi, per dimostrare la propria potenza.

L’<<Anonimo Gaddiano>> è un manoscritto della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.

Val la pena sapere che:

  • la parte più consistente di documento è dedicata agli artisti fiorentini e alle loro opere.
  • il manoscritto è databile al 1540 circa ed è una fonte particolarmente preziosa per lo studio della storia dell’arte italiana
  • è la trattazione più completa sull’argomento prima dell’edizione del 1550 delle Le Vite di Vasari.
  • lo stesso Vasari vi attinse numerose informazioni.
  • Vasari scrisse di Leonardo.

La frase dell’<<Anonimo>> che cito è: <<stette da giovane col Magnifico Lorenzo de’ Medici, et dandoli provisone per se’ il faceva lavorare sul giardino della Piazza di San Marco di Firenze. Aveva 30 anni che da detto Magnifico Lorenzo fu mandato dal Duca di Milano insieme con Atlante Migliorotti a presentarli una lira che unico era in sonare tale extrumento>>

Qui nasce un’altra vicenda che si riferisce alle competenze musicali di Leonardo, che nella lettera che esamineremo non compaiono e neppure compare lo strumento citato tra le cose portate a Milano o come taluno dice lasciate a Firenze.

Eterna discussione sulle cause che spinsero Leonardo ad abbandonare Firenze.  

Faccio un accenno alle ragioni plausibili.

  • Non è credibile che Leonardo ritenesse di non essere apprezzato e valorizzato sino al punto di abbandonare Firenze, anche se un certo che di sconforto c’è in qualche pagina fiorentina del Codice Atlantico. A trent’anni aveva avuto almeno due commesse importanti; se non le aveva eseguite, soltanto sua, tutta sua, era la colpa, riconducibile alla sua geniale irrequietezza.
  • Non si può dire, che Lorenzo il Magnifico lo trascurasse sino al punto di indurlo a cambiare paese (ricordiamo che Milano era capitale di un altro stato, uno stato estero).
  • Leonardo lavorava anche per i Medici. È difficile inserire nella gioventù di Leonardo la frequentazione nel giardino di San Marco, cui accenna espressamente l’Anonimo Gaddiano — in generale così bene informato su Leonardo, — ma occorre pensare che l’affermazione che il Medici lo facesse lavorare per sé deve derivare da una notizia precisa e non soltanto da un luogo comune.

Da notare questa frase del Codice Atlantico: «I Medici mi crearono e distrussero». Perché mai scrisse questo? È, forse, un’ allusione di Leonardo derivate dalla esclusione dal gruppo di artisti che nel 1480 Lorenzo de’ Medici inviò al papa Sisto IV per affrescare la Cappella Sistina.

Il primo trentennio della sua vita, passato in Toscana, si chiudeva lasciandolo nella condizione di un debitore insolvente, e già nei primi mesi del 1483 lo vediamo insieme coi fratelli Evangelista e Giovanni Ambrogio Preda stipulare la convenzione per il quadro : « la Vergine delle Rocce » destinato alla Confraternita della Concessione della Vergine presso la Chiesa di San Francesco.

Non è da escludere che Leonardo da Vinci abbia qualche volta visto deluse le proprie aspettative riposte, nel mettersi al servizio dello Sforza.

Ma non possiamo trarre deduzioni negative per il fatto che dal 1482 al 1489 scarseggiano documenti sulla sua vita.

Altri ragionamenti pertinenti e plausibili sono:

  • Lorenzo stesso ha presentato o parlato di Leonardo a Ludovico il Moro durante i brevi soggiorni da questi fatti a Firenze nel 1478;
  • Possibile anche che Lorenzo abbia proposto a Leonardo di andare a Milano, richiesto dallo Sforza che aveva necessità di un artista capace di eseguire il monumento al Duca Francesco. Leonardo sicuramente ne era capace. In effetti in fondo alla lettera/curriculm troviamo:
  • « In tempo di pace credo satisfare benissimo a paragone de omni altro in architettura, in « compositione di edifici pubblici e privati et in conducer acque de uno loco ad un altro… »
  • « Item « conducerò in sculptura di marmare, di bronzo e di terra, similiter in pictura, ciò che si possa fare  « a paragone de omni altro e sia chi vole ».
  • « Ancora si poterà dare opera al cavallo di bronzo che sarà gloria immortale et eterno onore de la felice memoria del Signor vostro patre e de la inclita casa « Sforzesca ».
  • Ad avvallare quest’ultima ipotesi valgono specialmente, come documentiamo: «una testa del Duca» in un elenco di disegni e lavori, compilato verosimilmente nel momento di lasciare Firenze;

Quindi la motivazione <<forte> di Leonardo a Milano potrebbe essere stata l’ esecuzione del monumento equestre a Francesco Sforza: il famoso « cavallo » che non fu mai finito;

Leonardo vi allude con presumibile certezza in una nota  del Codice Atlantico: « ecj uno il quale il signore per fare questa sua opera à tratto di Firenze. Che è degno maestro; ma à tanta facienda nolla finirà maj ».

Ipotesi ulteriore sulla la lettera di Leonardo: forse fu inviata al signore di Milano da un rappresentante degli Sforza a Firenze.

Certamente corrispondeva ai requisiti che erano richiesti ad un militare che potesse sostituire Bartolomeo Gadio (Cremona, 1414 – Milano, settembre 1484), l’ingegnere militare degli Sforza, giunto alla fine della suo attivo a corte.

Dobbiamo per capire la lettera anche conoscere la ormai dimenticata da tutti, specialmente di chi scrive di Leonardo su questo argomento, della <<guerra di Ferrara>>  o guerra del sale.

Un conflitto armato combattuto nel nord-est dell’Italia tra il 1482 e il 1484.  Qualche riga, è di aiuto prezioso per capire la lettera di Leonardo:

1481- La repubblica di Venezia teneva in Ferrara un proprio magistrato col titolo di visdomino, per proteggere gli interessi dei sudditi veneziani residenti negli stati estensi. Il visdomino nel 1481, abusando del suo potere, fece arrestare per debiti un prete e, scomunicato dal vicario del vescovo, abbandonò la città.

La guerra scoppiò nel maggio del 1482. Due gruppi di stati si trovarono l’uno contro l’altro: da una parte la Santa Sede, la repubblica di Venezia, Girolamo Riario, signore d’ Imola e Forli, i Genovesi, il Marchese di Monferrato e Pier Maria de’ Rossi, conte di S. Secondo nel Parmense; e dall’altra, Ercole I di Ferrara, Ferdinando di Napoli, Ludovico Sforza duca di Milano, detto il Moro (Vigevano 1452 – Loches, Francia, 1508), il marchese Gonzaga di Mantova, Giovanni Bentivoglio di Bologna e la casa Colonna che allora si trovava in urto con il Pontefice. Molte battaglie, Venezia in vantaggio.

Il 22 giugno 1483 il papa lanciò l’interdetto su Venezia, allo scopo di arrestarne l’avanzata.

1484 – Con la pace di Bagnolo, del 7 agosto, Venezia mantenne quasi tutti i possedimenti conquistati. Ercole I d’Este riottenne Ariano, Corbola, Adria, Melara, Castelnuovo e Ficarolo, ma perse tutti gli altri territori a nord del Po.

E Leonardo?

Ovvio pensare alla sua lettera e a tutto ciò che descriveva come sue capacità di ingegnere militare.

Ovvio diventa pensare al <<vecchio>> Bartolomeo Gadio ed a Milano che aveva una parte di prim’ordine nella strategica guerra.

Ovvio e plausibile pensare, perché viaggiava costantemente e perché Firenze non era coinvolta direttamente che tra il 1481 e 1482, fosse andato a documentarsi sulle difese militari dei territori interessati alla disputa.

Evidentemente prima di scrivere la lettera aveva maturato esperienza <<sul campo>>, di battaglie, armi e fortificazioni.

Dallo scritto della lettera appare chiaramente che ha una esperienza reale e non teorica.

Leggiamo, dalla lettera:

  1. Ho una sorta di ponti estremamente leggeri e forti, adattati per essere trasportati più facilmente, e con loro si può perseguire, e in qualsiasi momento fuggire dal nemico; e altri, sicuri e indistruttibili dal fuoco e dalla battaglia, facili e convenienti da sollevare e posizionare. Anche i metodi per bruciare e distruggere quelli del nemico.
  2. So come, quando un luogo è assediato, a prendere l’acqua fuori dalle trincee, a fare infinite varietà di ponti, a coprire vie e scale e altre macchine relative a tali spedizioni.
  3. Se, a causa dell’altezza delle sponde, o della forza del luogo e della sua posizione, è impossibile, quando assedi un luogo, avvalersi del piano di bombardamento, ho metodi per distruggere ogni roccia o altro fortezza, anche se fondata su una roccia, ecc.
  4. Di nuovo, ho tipi di mortai; più comodo e facile da trasportare; e con questi posso lanciare piccole pietre quasi come una tempesta; e con il fumo di questi causano grande terrore al nemico, a suo grande detrimento e confusione.
  5. E se il combattimento dovrebbe essere in mare, ho molte macchine molto efficienti per attacco e difesa; e navi che resistono all’attacco dei più grandi cannoni e polvere e fumi.
  6. 6. Ho mezzi con miniere segrete e tortuose e modi, fatti senza rumore, per raggiungere un punto designato, anche se fosse necessario passare sotto una fossa o un fiume.
  7. Costruirò carri coperti, sicuri e inattaccabili, che, entrando tra il nemico con la loro artiglieria, non c’è un corpo di uomini così grande, ma li spezzerebbe. E dietro questi, la fanteria potrebbe seguire il tutto senza incorrere in alcun pregiudizio.
  8. In caso di bisogno, farò grossi cannoni, mortai e armi leggere di forme fini e utili, fuori dal comune tipo.
  9. Dove l’operazione di bombardamento potrebbe fallire, creerei catapulte, mangani, trabocchi e altre macchine di meravigliosa efficacia e non di uso comune. E in breve, secondo la varietà dei casi, posso inventare vari e infiniti mezzi di offesa e difesa.

Tra le varie motivazioni c’è da scegliere quali fossero più plausibili; personalmente credo più alle motivazioni <<pratiche>> che artistiche.

Cose certe sono:

  • Sicuramente i Due codici di Leonardo, quello Trivulziano e quello dell’Istituto di Francia, che reca l’indicazione della lettera B, sono ricchissimi di accenni ai lavori militari, che possono essere ricollegati alle opere del primo tempo del soggiorno dell’artista a Milano e alla guerra di Ferrara in atto e in procinto di concludersi.
  • Ricordo che questa era una guerra di terra, di fortezze, d ‘acqua (il Po) e di paludi. Molto interessante da studiare.
  • Molti lavori sui progetti di riforma urbanistica di Milano sono pure collegabili alla pestilenza che colpì la città nel 1484-85 che fece 50 mila morti circa.

A mio avviso Leonardo, in una estrema sintesi, che si capisce bene dalla lettera, lavorava per così dire in <<tempo reale>>, o in <<diretta>, fotografava (ovvero faceva appunti, disegni, i così detti Codici), rivedeva sempre quello che produceva e sui problemi, non faceva molte speculazioni teoriche, ma andava alla ricerca della soluzione, con gli strumenti di quei tempi e con le conoscenze che aveva.

I DOCUMENTI

Ho collegato, prima, la lettera di auto promozione al Duca alla lettera contenuta un’altra pagina dello stesso Codice (fol. 324 recto) è un inventario di studi e di oggetti che egli portò, a mio avviso e di altri, da Firenze:

ELENCO INVENTARIO:

La trascrizione :

molti fiori ritratti di naturale

una testa in faccia ricciuta

cierti San Girolami

misure d’una figura

disegni di fornegli

una testa del ducha

molti disegni di gruppi

4 disegni della tavola di santo angiolo

una storietta di Girolamo da Figline

una testa di Cristo fatta di penna

8 San Bastiani

molti componimenti d’angioli

un calcidonio

una testa in profilo con bella capellatura

cierti corpi di prospettiva

cierti strumenti per navili

cierti strumenti d’acqua

un testa ritratta d’Attlante che alzava il volto

la testa di Jeronimo da Feligno

la testa di Gian Franciesco Boso

molte gole di vechie

molte teste di vechi

molti nudi integri

molte bracia, gambe piedi e attitudine

una Nostra Donna finita

un’altra quasi che-in profilo

la testa di Nostra Donna che ve ‘n Cielo

una testa d’un vecchio col molto lungo

una testa di zingana

una testa col cappello in capo

una storia di passione fatta in forma

una testa di putta con trezie ranodate

una testa con una aconciatura ».

Il Curriculum con ulteriori osservazioni

Reso in Italiano.

“Signore più illustre, avendo ora considerato sufficientemente gli esemplari di tutti quelli che si proclamano abili contrari di strumenti di guerra, e che l’invenzione e il funzionamento di detti strumenti non sono nulla di diverso da quelli di uso comune: tenterò, senza pregiudizio per qualcun altro, per spiegarmi a Sua Eccellenza, mostrando a Sua Signoria il mio segreto, e poi offrendo loro il massimo del piacere e dell’approvazione per lavorare con effetto nei momenti opportuni su tutte quelle cose che, in parte, saranno brevemente annotate di seguito.

  1. Ho una sorta di ponti estremamente leggeri e forti, adattati per essere trasportati più facilmente, e con loro si può perseguire, e in qualsiasi momento fuggire dal nemico; e altri, sicuri e indistruttibili dal fuoco e dalla battaglia, facili e convenienti da sollevare e posizionare. Anche i metodi per bruciare e distruggere quelli del nemico.
  2. So come, quando un luogo è assediato, a prendere l’acqua fuori dalle trincee, a fare infinite varietà di ponti, a coprire vie e scale e altre macchine relative a tali spedizioni.
  3. Se, a causa dell’altezza delle sponde, o della forza del luogo e della sua posizione, è impossibile, quando assedi un luogo, avvalersi del piano di bombardamento, ho metodi per distruggere ogni roccia o altro fortezza, anche se fondata su una roccia, ecc.
  4. Di nuovo, ho tipi di mortai; più comodo e facile da trasportare; e con questi posso lanciare piccole pietre quasi come una tempesta; e con il fumo di questi causano grande terrore al nemico, a suo grande detrimento e confusione.
  5. E se il combattimento dovrebbe essere in mare, ho molte macchine molto efficienti per attacco e difesa; e navi che resistono all’attacco dei più grandi cannoni e polvere e fumi.
  6. Ho mezzi con miniere segrete e tortuose e modi, fatti senza rumore, per raggiungere un punto designato, anche se fosse necessario passare sotto una fossa o un fiume.
  7. Costruirò carri coperti, sicuri e inattaccabili, che, entrando tra il nemico con la loro artiglieria, non c’è un corpo di uomini così grande, ma li spezzerebbe. E dietro questi, la fanteria potrebbe seguire il tutto senza incorrere in alcun pregiudizio.
  8. In caso di bisogno, farò grossi cannoni, mortai e armi leggere di forme fini e utili, fuori dal comune tipo.
  9. Dove l’operazione di bombardamento potrebbe fallire, creerei catapulte, mangani, trabocchi e altre macchine di meravigliosa efficacia e non di uso comune. E in breve, secondo la varietà dei casi, posso inventare vari e infiniti mezzi di offesa e difesa.
  10. In tempi di pace credo di poter dare una perfetta soddisfazione e alla pari di qualsiasi altro nell’architettura e nella composizione di edifici pubblici e privati; e nel guidare l’acqua da un luogo all’altro.
  11. Posso realizzare sculture in marmo, bronzo o argilla, e posso anche dipingere qualsiasi cosa possa essere fatta, così come ogni altra, sii colui che può.

Ancora una volta, il cavallo di bronzo può essere preso in mano, che deve essere per la gloria immortale e l’onore eterno del principe tuo padre di memoria felice, e della casa illustre di Sforza.

E se una qualsiasi delle cose sopra menzionate sembra a qualcuno di essere impossibile o non fattibile, sono più pronto a fare l’esperimento nel tuo parco, o in qualunque posto possa piacere a Sua Eccellenza – a cui io commento con la massima umiltà, eccetera.”

OSSERVAZIONI

  • Nella lettera al Moro appare un prezioso elenco delle abilità d’ingegnere che Leonardo possedeva;l’artista passa quasi in sottordine.
  • La nota dei beni dimostra come invece l’artista amasse i suoi disegni di studio dal naturale e di acconciature.

Di argomento strettamente toscano era la « storietta di Gerolamo da Figline ».

La testa di Atalante doveva ritrarre il suo amico e musico, Atalante Migliorotti, che gli fu compagno, secondo l’Anonimo Gaddiano, nel viaggio a Milano e nella prima dimora alla corte milanese.

La testa del « ducha » potrebbe essere riferita ad un’effige di Francesco Sforza, eseguita per dare un primo saggio dell’idea con la quale avrebbe fatto il monumento, secondo l’accenno della lettera.

Pensiamo che la nota delle « forme » sia un richiamo alle opere di scultura che egli avrebbe eseguito.

L’indicazione del pezzo di calcedonio si riferisce ad una gemma da incidere. Dal Verrocchio aveva sicuramente imparato anche questa forma d’arte.

Meritano attenzione gli strumenti d’acqua e per navi, segno di quegli studi di idraulica nei quali Leonardo sperimentò le sue prime attività d’inventore e di militare.

Potrebbe aver portato con sè il singolare abbozzo di un romanzo, composto da lettere, rivolte al Diodario di Siria.

Queste abbozzate lettere fecero pensare che Leonardo avesse dimorato in Oriente tra il 1477 e il 1480.

L’ l’ipotesi è tramontata dopo che vari documenti accertarono la continuità della dimora fiorentina fino a quando Leonardo andò a Milano.

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