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Anche un genio deve vendersi … Il notevole curriculum, altrimenti autocandidatura o promozione di Leonardo da Vinci. Una lettura moderna.

PARTE PRIMA

In questa prima parte approfondirò il tema della lettera di e dei vari documenti collegati o collegabili.

 

La lettera di o di Leonardo da

Ecco la lettera a cui mi riferisco:

Questa lettera è un elenco delle sue capacità, scritta per punti, fatta avere a Ludovico il Moro, ed è conservata in una minuta, non autografa, nel Codice Atlantico (foglio 391 recto-a).

La nota, che meglio vedremo più avanti, illustra tutta una serie di competenze e conoscenze che Leonardo dichiarava.

Una frase del testo per capire: «Farò carri coperti, securi et inoffensibili e quali, intrando intra li inimici cum sue artiglierie, non è sì gran multitudine di gente d’arme che non rompessino. Et dietro a questi poteranno seguire fanterie assai, illesi et senza alcun impedimento.»

Qui è descritta non solo un’arma ma anche la sua modalità d’impiego.

Qualcuno pensa e ritiene attendibile l’<<Anonimo Gaddiano>>, il primo a scrivere su Leonardo, che fu Lorenzo dei Medici a inviarlo a Milano, come ambasciatore artistico, come sembra fosse in uso ai quei tempi, per dimostrare la propria potenza.

L’<<Anonimo Gaddiano>> è un manoscritto della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.

Val la pena sapere che:

  • la parte più consistente di documento è dedicata agli artisti fiorentini e alle loro opere.
  • il manoscritto è databile al 1540 circa ed è una fonte particolarmente preziosa per lo studio della storia dell’arte italiana
  • è la trattazione più completa sull’argomento prima dell’edizione del 1550 delle Le Vite di Vasari.
  • lo stesso Vasari vi attinse numerose informazioni.
  • Vasari scrisse di Leonardo.

La frase dell’<<Anonimo>> che cito è: <<stette da giovane col Magnifico Lorenzo de’ Medici, et dandoli provisone per se’ il faceva lavorare sul giardino della Piazza di San Marco di Firenze. Aveva 30 anni che da detto Magnifico Lorenzo fu mandato dal Duca di Milano insieme con Atlante Migliorotti a presentarli una lira che unico era in sonare tale extrumento>>

Qui nasce un’altra vicenda che si riferisce alle competenze musicali di Leonardo, che nella lettera che esamineremo non compaiono e neppure compare lo strumento citato tra le cose portate a Milano o come taluno dice lasciate a Firenze.

Eterna discussione sulle cause che spinsero Leonardo ad abbandonare Firenze.  

Faccio un accenno alle ragioni plausibili.

  • Non è credibile che Leonardo ritenesse di non essere apprezzato e valorizzato sino al punto di abbandonare Firenze, anche se un certo che di sconforto c’è in qualche pagina fiorentina del Codice Atlantico. A trent’anni aveva avuto almeno due commesse importanti; se non le aveva eseguite, soltanto sua, tutta sua, era la colpa, riconducibile alla sua geniale irrequietezza.
  • Non si può dire, che Lorenzo il Magnifico lo trascurasse sino al punto di indurlo a cambiare paese (ricordiamo che Milano era capitale di un altro stato, uno stato estero).
  • Leonardo lavorava anche per i Medici. È difficile inserire nella gioventù di Leonardo la frequentazione nel giardino di San Marco, cui accenna espressamente l’Anonimo Gaddiano — in generale così bene informato su Leonardo, — ma occorre pensare che l’affermazione che il Medici lo facesse lavorare per sé deve derivare da una notizia precisa e non soltanto da un luogo comune.

Da notare questa frase del Codice Atlantico: «I Medici mi crearono e distrussero». Perché mai scrisse questo? È, forse, un’ allusione di Leonardo derivate dalla esclusione dal gruppo di artisti che nel 1480 Lorenzo de’ Medici inviò al papa Sisto IV per affrescare la Cappella Sistina.

Il primo trentennio della sua vita, passato in Toscana, si chiudeva lasciandolo nella condizione di un debitore insolvente, e già nei primi mesi del 1483 lo vediamo insieme coi fratelli Evangelista e Giovanni Ambrogio Preda stipulare la convenzione per il quadro : « la Vergine delle Rocce » destinato alla Confraternita della Concessione della Vergine presso la Chiesa di San Francesco.

Non è da escludere che Leonardo da Vinci abbia qualche volta visto deluse le proprie aspettative riposte, nel mettersi al servizio dello Sforza.

Ma non possiamo trarre deduzioni negative per il fatto che dal 1482 al 1489 scarseggiano documenti sulla sua vita.

Altri ragionamenti pertinenti e plausibili sono:

  • Lorenzo stesso ha presentato o parlato di Leonardo a Ludovico il Moro durante i brevi soggiorni da questi fatti a Firenze nel 1478;
  • Possibile anche che Lorenzo abbia proposto a Leonardo di andare a Milano, richiesto dallo Sforza che aveva necessità di un artista capace di eseguire il monumento al Duca Francesco. Leonardo sicuramente ne era capace. In effetti in fondo alla lettera/curriculm troviamo:
  • « In tempo di pace credo satisfare benissimo a paragone de omni altro in architettura, in « compositione di edifici pubblici e privati et in conducer acque de uno loco ad un altro… »
  • « Item « conducerò in sculptura di marmare, di bronzo e di terra, similiter in pictura, ciò che si possa fare  « a paragone de omni altro e sia chi vole ».
  • « Ancora si poterà dare opera al cavallo di bronzo che sarà gloria immortale et eterno onore de la felice memoria del Signor vostro patre e de la inclita casa « Sforzesca ».
  • Ad avvallare quest’ultima ipotesi valgono specialmente, come documentiamo: «una testa del Duca» in un elenco di disegni e lavori, compilato verosimilmente nel momento di lasciare Firenze;

Quindi la motivazione <<forte> di Leonardo a Milano potrebbe essere stata l’ esecuzione del monumento equestre a Francesco Sforza: il famoso « cavallo » che non fu mai finito;

Leonardo vi allude con presumibile certezza in una nota  del Codice Atlantico: « ecj uno il quale il signore per fare questa sua opera à tratto di Firenze. Che è degno maestro; ma à tanta facienda nolla finirà maj ».

Ipotesi ulteriore sulla la lettera di Leonardo: forse fu inviata al signore di Milano da un rappresentante degli Sforza a Firenze.

Certamente corrispondeva ai requisiti che erano richiesti ad un militare che potesse sostituire Bartolomeo Gadio (Cremona, 1414 – Milano, settembre 1484), l’ingegnere militare degli Sforza, giunto alla fine della suo attivo a corte.

Dobbiamo per capire la lettera anche conoscere la ormai dimenticata da tutti, specialmente di chi scrive di Leonardo su questo argomento, della <<guerra di Ferrara>>  o guerra del sale.

Un conflitto armato combattuto nel nord-est dell’Italia tra il 1482 e il 1484.  Qualche riga, è di aiuto prezioso per capire la lettera di Leonardo:

1481- La repubblica di Venezia teneva in Ferrara un proprio magistrato col titolo di visdomino, per proteggere gli interessi dei sudditi veneziani residenti negli stati estensi. Il visdomino nel 1481, abusando del suo potere, fece arrestare per debiti un prete e, scomunicato dal vicario del vescovo, abbandonò la città.

La guerra scoppiò nel maggio del 1482. Due gruppi di stati si trovarono l’uno contro l’altro: da una parte la Santa Sede, la repubblica di Venezia, Girolamo Riario, signore d’ Imola e Forli, i Genovesi, il Marchese di Monferrato e Pier Maria de’ Rossi, conte di S. Secondo nel Parmense; e dall’altra, Ercole I di Ferrara, Ferdinando di Napoli, Ludovico Sforza duca di Milano, detto il Moro (Vigevano 1452 – Loches, Francia, 1508), il marchese Gonzaga di Mantova, Giovanni Bentivoglio di Bologna e la casa Colonna che allora si trovava in urto con il Pontefice. Molte battaglie, Venezia in vantaggio.

Il 22 giugno 1483 il papa lanciò l’interdetto su Venezia, allo scopo di arrestarne l’avanzata.

1484 – Con la pace di Bagnolo, del 7 agosto, Venezia mantenne quasi tutti i possedimenti conquistati. Ercole I d’Este riottenne Ariano, Corbola, Adria, Melara, Castelnuovo e Ficarolo, ma perse tutti gli altri territori a nord del Po.

E Leonardo?

Ovvio pensare alla sua lettera e a tutto ciò che descriveva come sue capacità di ingegnere militare.

Ovvio diventa pensare al <<vecchio>> Bartolomeo Gadio ed a Milano che aveva una parte di prim’ordine nella strategica guerra.

Ovvio e plausibile pensare, perché viaggiava costantemente e perché Firenze non era coinvolta direttamente che tra il 1481 e 1482, fosse andato a documentarsi sulle difese militari dei territori interessati alla disputa.

Evidentemente prima di scrivere la lettera aveva maturato esperienza <<sul campo>>, di battaglie, armi e fortificazioni.

Dallo scritto della lettera appare chiaramente che ha una esperienza reale e non teorica.

Leggiamo, dalla lettera:

  1. Ho una sorta di ponti estremamente leggeri e forti, adattati per essere trasportati più facilmente, e con loro si può perseguire, e in qualsiasi momento fuggire dal nemico; e altri, sicuri e indistruttibili dal fuoco e dalla battaglia, facili e convenienti da sollevare e posizionare. Anche i metodi per bruciare e distruggere quelli del nemico.
  2. So come, quando un luogo è assediato, a prendere l’acqua fuori dalle trincee, a fare infinite varietà di ponti, a coprire vie e scale e altre macchine relative a tali spedizioni.
  3. Se, a causa dell’altezza delle sponde, o della forza del luogo e della sua posizione, è impossibile, quando assedi un luogo, avvalersi del piano di bombardamento, ho metodi per distruggere ogni roccia o altro fortezza, anche se fondata su una roccia, ecc.
  4. Di nuovo, ho tipi di mortai; più comodo e facile da trasportare; e con questi posso lanciare piccole pietre quasi come una tempesta; e con il fumo di questi causano grande terrore al nemico, a suo grande detrimento e confusione.
  5. E se il combattimento dovrebbe essere in mare, ho molte macchine molto efficienti per attacco e difesa; e navi che resistono all’attacco dei più grandi cannoni e polvere e fumi.
  6. 6. Ho mezzi con miniere segrete e tortuose e modi, fatti senza rumore, per raggiungere un punto designato, anche se fosse necessario passare sotto una fossa o un fiume.
  7. Costruirò carri coperti, sicuri e inattaccabili, che, entrando tra il nemico con la loro artiglieria, non c’è un corpo di uomini così grande, ma li spezzerebbe. E dietro questi, la fanteria potrebbe seguire il tutto senza incorrere in alcun pregiudizio.
  8. In caso di bisogno, farò grossi cannoni, mortai e armi leggere di forme fini e utili, fuori dal comune tipo.
  9. Dove l’operazione di bombardamento potrebbe fallire, creerei catapulte, mangani, trabocchi e altre macchine di meravigliosa efficacia e non di uso comune. E in breve, secondo la varietà dei casi, posso inventare vari e infiniti mezzi di offesa e difesa.

Tra le varie motivazioni c’è da scegliere quali fossero più plausibili; personalmente credo più alle motivazioni <<pratiche>> che artistiche.

Cose certe sono:

  • Sicuramente i Due codici di Leonardo, quello Trivulziano e quello dell’Istituto di Francia, che reca l’indicazione della lettera B, sono ricchissimi di accenni ai lavori militari, che possono essere ricollegati alle opere del primo tempo del soggiorno dell’artista a Milano e alla guerra di Ferrara in atto e in procinto di concludersi.
  • Ricordo che questa era una guerra di terra, di fortezze, d ‘acqua (il Po) e di paludi. Molto interessante da studiare.
  • Molti lavori sui progetti di riforma urbanistica di Milano sono pure collegabili alla pestilenza che colpì la città nel 1484-85 che fece 50 mila morti circa.

A mio avviso Leonardo, in una estrema sintesi, che si capisce bene dalla lettera, lavorava per così dire in <<tempo reale>>, o in <<diretta>, fotografava (ovvero faceva appunti, disegni, i così detti Codici), rivedeva sempre quello che produceva e sui problemi, non faceva molte speculazioni teoriche, ma andava alla ricerca della soluzione, con gli strumenti di quei tempi e con le conoscenze che aveva.

I DOCUMENTI

Ho collegato, prima, la lettera di auto promozione al Duca alla lettera contenuta un’altra pagina dello stesso Codice (fol. 324 recto) è un inventario di studi e di oggetti che egli portò, a mio avviso e di altri, da Firenze:

ELENCO INVENTARIO:

La trascrizione :

molti fiori ritratti di naturale

una testa in faccia ricciuta

cierti San Girolami

misure d’una figura

disegni di fornegli

una testa del ducha

molti disegni di gruppi

4 disegni della tavola di santo angiolo

una storietta di Girolamo da Figline

una testa di Cristo fatta di penna

8 San Bastiani

molti componimenti d’angioli

un calcidonio

una testa in profilo con bella capellatura

cierti corpi di prospettiva

cierti strumenti per navili

cierti strumenti d’acqua

un testa ritratta d’Attlante che alzava il volto

la testa di Jeronimo da Feligno

la testa di Gian Franciesco Boso

molte gole di vechie

molte teste di vechi

molti nudi integri

molte bracia, gambe piedi e attitudine

una Nostra Donna finita

un’altra quasi che-in profilo

la testa di Nostra Donna che ve ‘n Cielo

una testa d’un vecchio col molto lungo

una testa di zingana

una testa col cappello in capo

una storia di passione fatta in forma

una testa di putta con trezie ranodate

una testa con una aconciatura ».

Il Curriculum con ulteriori osservazioni

Reso in Italiano.

“Signore più illustre, avendo ora considerato sufficientemente gli esemplari di tutti quelli che si proclamano abili contrari di strumenti di guerra, e che l’invenzione e il funzionamento di detti strumenti non sono nulla di diverso da quelli di uso comune: tenterò, senza pregiudizio per qualcun altro, per spiegarmi a Sua Eccellenza, mostrando a Sua Signoria il mio segreto, e poi offrendo loro il massimo del piacere e dell’approvazione per lavorare con effetto nei momenti opportuni su tutte quelle cose che, in parte, saranno brevemente annotate di seguito.

  1. Ho una sorta di ponti estremamente leggeri e forti, adattati per essere trasportati più facilmente, e con loro si può perseguire, e in qualsiasi momento fuggire dal nemico; e altri, sicuri e indistruttibili dal fuoco e dalla battaglia, facili e convenienti da sollevare e posizionare. Anche i metodi per bruciare e distruggere quelli del nemico.
  2. So come, quando un luogo è assediato, a prendere l’acqua fuori dalle trincee, a fare infinite varietà di ponti, a coprire vie e scale e altre macchine relative a tali spedizioni.
  3. Se, a causa dell’altezza delle sponde, o della forza del luogo e della sua posizione, è impossibile, quando assedi un luogo, avvalersi del piano di bombardamento, ho metodi per distruggere ogni roccia o altro fortezza, anche se fondata su una roccia, ecc.
  4. Di nuovo, ho tipi di mortai; più comodo e facile da trasportare; e con questi posso lanciare piccole pietre quasi come una tempesta; e con il fumo di questi causano grande terrore al nemico, a suo grande detrimento e confusione.
  5. E se il combattimento dovrebbe essere in mare, ho molte macchine molto efficienti per attacco e difesa; e navi che resistono all’attacco dei più grandi cannoni e polvere e fumi.
  6. Ho mezzi con miniere segrete e tortuose e modi, fatti senza rumore, per raggiungere un punto designato, anche se fosse necessario passare sotto una fossa o un fiume.
  7. Costruirò carri coperti, sicuri e inattaccabili, che, entrando tra il nemico con la loro artiglieria, non c’è un corpo di uomini così grande, ma li spezzerebbe. E dietro questi, la fanteria potrebbe seguire il tutto senza incorrere in alcun pregiudizio.
  8. In caso di bisogno, farò grossi cannoni, mortai e armi leggere di forme fini e utili, fuori dal comune tipo.
  9. Dove l’operazione di bombardamento potrebbe fallire, creerei catapulte, mangani, trabocchi e altre macchine di meravigliosa efficacia e non di uso comune. E in breve, secondo la varietà dei casi, posso inventare vari e infiniti mezzi di offesa e difesa.
  10. In tempi di pace credo di poter dare una perfetta soddisfazione e alla pari di qualsiasi altro nell’architettura e nella composizione di edifici pubblici e privati; e nel guidare l’acqua da un luogo all’altro.
  11. Posso realizzare sculture in marmo, bronzo o argilla, e posso anche dipingere qualsiasi cosa possa essere fatta, così come ogni altra, sii colui che può.

Ancora una volta, il cavallo di bronzo può essere preso in mano, che deve essere per la gloria immortale e l’onore eterno del principe tuo padre di memoria felice, e della casa illustre di Sforza.

E se una qualsiasi delle cose sopra menzionate sembra a qualcuno di essere impossibile o non fattibile, sono più pronto a fare l’esperimento nel tuo parco, o in qualunque posto possa piacere a Sua Eccellenza – a cui io commento con la massima umiltà, eccetera.”

OSSERVAZIONI

  • Nella lettera al Moro appare un prezioso elenco delle abilità d’ingegnere che Leonardo possedeva;l’artista passa quasi in sottordine.
  • La nota dei beni dimostra come invece l’artista amasse i suoi disegni di studio dal naturale e di acconciature.

Di argomento strettamente toscano era la « storietta di Gerolamo da Figline ».

La testa di Atalante doveva ritrarre il suo amico e musico, Atalante Migliorotti, che gli fu compagno, secondo l’Anonimo Gaddiano, nel viaggio a Milano e nella prima dimora alla corte milanese.

La testa del « ducha » potrebbe essere riferita ad un’effige di Francesco Sforza, eseguita per dare un primo saggio dell’idea con la quale avrebbe fatto il monumento, secondo l’accenno della lettera.

Pensiamo che la nota delle « forme » sia un richiamo alle opere di scultura che egli avrebbe eseguito.

L’indicazione del pezzo di calcedonio si riferisce ad una gemma da incidere. Dal Verrocchio aveva sicuramente imparato anche questa forma d’arte.

Meritano attenzione gli strumenti d’acqua e per navi, segno di quegli studi di idraulica nei quali Leonardo sperimentò le sue prime attività d’inventore e di militare.

Potrebbe aver portato con sè il singolare abbozzo di un romanzo, composto da lettere, rivolte al Diodario di Siria.

Queste abbozzate lettere fecero pensare che Leonardo avesse dimorato in Oriente tra il 1477 e il 1480.

L’ l’ipotesi è tramontata dopo che vari documenti accertarono la continuità della dimora fiorentina fino a quando Leonardo andò a Milano.

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Couple having drinks in bar

DOPAMINA: PREPARARE LA DROGA – In aumento la tecnologia assuefacente e del business di tenerci coinvolti

La , il , cellulari ed i che ne derivano. Mi sono messo a leggere e tradurre in modo libero il recentissimo libro Catherine Price HOW TO BREAK UP WITH YOUR PHONE,  link : http://www.catherine-price.com/how-to-break-up-with-your-phone/

Ne avevo fatto cenno nel post precedente. Il capitolo 2 ci insegna come la dopamina fuziona nel nostro cervello. Quello a cui non avevo pensato è il modo <<subdolo>> con cui persone, programmatori e aziende la sfruttano attraverso gli smartphone. Non avrei mai pensato così male, ma c’è da pensare ancora peggio. In questi giorni SKY trasmette un documetario sui danni da cellulare e di sentenze in tal senso. Il problema a mio avviso non sono i danni evidenti come i tumori ma pure quelli psicologici . Leggere quello che che ho tradotto fa bene a tutti, insegnanti compresi che devono capire il fenomeno che li vede coinvolti e alle domande a cui non sanno bene rispondere. Ma va bene pure per i dirigenti d’azienda. Un problema la dopamina che coinvolge famiglie, consumatori liberi professionisti. Tutti ora.

Proprio come le droghe sono diventate più potenti nel tempo, così è diventata anche l’ebbrezza del feedback comportamentale. I progettisti di software sono più intelligenti che mai. Sanno come premere i nostri pulsanti e come incoraggiarci a utilizzare i loro prodotti non solo una volta, ma più e più volte.

Per massimizzare la quantità di tempo che passiamo sui nostri dispositivi, i progettisti utilizzano la nostra chimica cerebrale in modo da innescare comportamenti di dipendenza.

dopamina e cellulare

La maggior parte di queste tecniche coinvolgono una sostanza chimica cerebrale chiamata dopamina. La dopamina ha molti ruoli, ma per i nostri scopi la cosa più importante da sapere è che, attivando i recettori del piacere nel nostro cervello, ci insegna ad associare certi comportamenti con le ricompense (si pensi ad un ratto che riceve un piccolo quantità di cibo ogni volta che preme una leva).  La dopamina ci fa sentire eccitati – e ci piace sentirsi eccitati. Qualsiasi esperienza che inneschi il rilascio di dopamina è quindi qualcosa che vorremmo sperimentare di nuovo.

Ma non è tutto. Se un’esperienza innesca costantemente il rilascio di dopamina, il nostro cervello ricorda la causa e l’effetto. Alla fine, si libererà dopamina ogni volta che si ricorda l’esperienza. La libera, in altre parole, in anticipo.

La capacità di anticipare la soddisfazione è essenziale per la nostra sopravvivenza – ci motiva a cercare il cibo, per esempio. Ma provoca anche voglie e, nei casi più estremi, dipendenze. Se il cervello ha appreso che controllare il telefono di solito si traduce in una ricompensa, non ci vorrà molto tempo prima che il cervello rilascia dopamina ogni volta che si ricorda del telefono. Comincerete a desiderare. (Hai mai notato come vedere qualcuno che controlla il proprio telefono può farti desiderare di controllare il tuo?)

È interessante notare che queste “ricompense” possono essere positive o negative. A volte prendiamomin mano i nostri telefoni per sperare/anticipare che ci sarà qualcosa di buono che ci aspetta. Ma altrettanto spesso, ci dedichiamo ai nostri telefoni per aiutarci a evitare qualcosa di spiacevole, come la noia o l’ansia. Non importa. Una volta che i nostri cervelli hanno imparato ad associare il controllo dei nostri telefoni con una ricompensa, andremo a veramente e per davvero, proprio a controllare i nostri telefoni. Diventiamo come i ratti di laboratorio, costantemente premiamo la leva per ottenere cibo.

Fortunatamente, il desiderio di cibo diminuisce naturalmente quando i nostri stomaci si sentono pieni (altrimenti i nostri stomaci potrebbero esplodere). Ma i telefoni e la maggior parte delle applicazioni sono deliberatamente progettati senza ” sospensione degli stimoli “, per avvisarci quando abbiamo avuto abbastanza – ecco perché è così facile da ingozzarsi accidentalmente.

Sappiamo, a un certo punto, che quello che stiamo facendo è al limite. Ma invece di fermarci, i nostri cervelli decidono che la soluzione è quella di cercare più dopamina.

Controlliamo di nuovo i nostri telefoni. E ancora. E ancora.

Quando accade, tendiamo ad accusarci di mancanza di volontà, un altro modo di dire che la colpa è nostra. Quello che non ci rendiamo conto è che i progettisti di tecnologia deliberatamente manipolano le reazioni alla dopamina per rendere estremamente difficile per noi smettere di utilizzare i loro prodotti. Conosciuto come “hacking cerebrale”, questo è essenzialmente una progettazione comportamentale che è basata sulla chimica del cervello, e una volta che si sa come riconoscerne i segni, lo potete vedere in tutto il telefono.

Nel 2017 è stata trasmessa un’affascinante intervista tra Anderson Cooper e Ramsay Brown, fondatore di una start-up chiamata Dopamine Labs che crea un codice di brain-hacking per le aziende di app.

L’obiettivo è quello di mantenere le persone incollate a un’applicazione …

È interessante notare che Brown – che è uno dei pochi esperti di tecnologia che ha accettato di parlare di questo argomento pubblicamente  – ha anche creato un’applicazione chiamata Space che aveva lo scopo di incoraggiare le persone a passare meno tempo sui loro telefoni creando un ritardo di dodici secondi prima che le applicazioni dei social media si aprissero. Brown ha definito questo un “momento di Zen”, il punto era quello di dare alla gente la possibilità di non scoppiiare… ed inoltre che siamo parte di una serie di esperimenti controllati che si svolgono in tempo reale su di noi e su milioni di altre persone”.

“Siamo cavie” è stato chiesto.

“Siete cavie”, disse Brown. “Siete cavie nella scatola premendo il pulsante e, talvolta, ottenere simili ai topi. E lo stanno facendo per tenerti lì”.

Da sapere che  l’App Store inizialmente si rifiutò di vendere lo Spce. “L’hanno respinta dall’App Store perché ci hanno detto che qualsiasi app che avrebbe incoraggiato le persone a usare altre app o i loro iPhone meno, era inaccettabile per la distribuzione nell’App Store”, ha detto Brown. “Non volevano che dessimo fuori questa cosa che avrebbe reso le persone meno attaccate sui loro telefoni”*.

Successivamente l’intervista “pochi giorni dopo la nostra prima storia in onda, Apple ci chiamò per dirci che aveva avuto un ripensamento e rese disponibile lo ‘Spazio’ nel suo App Store”.

Oltre al libro citato ci sono diversi siti che ne parlano, ovvero ne scrivono

https://domain.me/cant-imagine-day-without-smartphone-blame-dopamine/

https://www.express.co.uk/life-style/life/766137/phone-checking-addiction-dopamine-loop

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Smartphone e digitazione amorosa

Caro : frammenti di una digitazione amorosa di Francesco Guglieri da IL MASCHILE del Sole 24 Ore di mese

Tra noi è finita, cellulare. Lo so, i divorzi sono dolorosi e la vita dopo è molto difficile da immaginare. Per questo ho comprato una guida appena uscita negli Stati Uniti

[ho pure io comperato, per cuiosità, come l’autore di questo articolo, un libro appena uscito negli Stati Uniti, How to Break Up with your Phone di Catherine Price] …. Guglieri scrive …. per aiutare quelli come noi a lasciarsi senza troppi traumi. O quantomeno a ripensare una vita più equilibrata. Ci ho messo un po’ a prenderne coscienza poi però ho installato un’app chiamata Moment che registra tutte le volte che sblocchi il cellulare e il tempo che ci passi: quando vedi che ci trascorri due o tre ore al giorno, anche se parcellizzate in 150 sessioni, e cioè quasi il 20 per cento della tua vita da sveglio, inizi a vedere le cose da un altro punto di vista. [ in effetti la cosa mi ha incuriosito e installerò questa app]. … Gli smartphone ci parlano, si rivolgono direttamente a noi con notifiche e segnali: per questo il primo passo che ho fatto, consigliato dalla Price, è stato di eliminare tutte le notifiche, anche il pallino rosso della mail non letta (andrò a controllarla quando mi interessa). Il secondo passo è stato l’applicazione dei precetti di Marie Kondo: una specie di “Magico potere del riordino delle app” per eliminare quelle che non uso mai, che non mi servono davvero e tenere solo le indispensabili. Sono ricorso ai piccoli trucchetti, come … Passaggio successivo ma indispensabile: disinstallare tutti i social, a cominciare da Facebook e Twitter.

Ora voglio aggingere al testo ulteriori  note, tratte dal libro. Partiamo dall’inizio.

Catherine Price che ha scritto il libro HOW TO BREAK UP WITH YOUR PHONE,  link : http://www.catherine-price.com/how-to-break-up-with-your-phone/

Se sei curioso per lo stato del tuo rapporto con il tuo smartphone, prova a fare il test di compulsione per smartphone, sviluppato dal Dr. David Greenfield, il tuo smartphone. [Io l’ho fatto ed ecco il link http://virtual-addiction.com]  fondatore del Center for Internet and Technology Addiction e professore di psichiatria presso la University of Connecticut School of Medicine.

Ho quindi tradotto per voi una parte introduttiva del testo che vi propongo tal quale:

Basta cerchiare le domande che si possono applicare a voi.

  1. Vi trovate a passare più tempo sulla cellulare o sullo smartphone di quanto vi rendiate conto?
  2. Ti ritrovi a passare il tempo senza pensiero su base regolare guardando la tua cella o smartphone?
  3. Sembra che perdiate di vista il tempo quando sei sulla tua cellulare o smartphone?
  4. Ti ritrovi a passare più tempo a inviare SMS, Tweeting o email che a parlare con le persone di persona?
  5. La quantità di tempo che dedichi alla tua cellulare o smartphone è in aumento?
  6. Vorresti essere un po’ meno coinvolto con il tuo telefono?
  7. Dormi con la tua cella o smartphone (acceso) sotto il cuscino o accanto al letto regolarmente?
  8. Ti ritrovi a visualizzare e rispondere a testi, tweet ed email a tutte le ore del giorno e della notte, anche se significa interrompere altre cose che stai facendo?
  9. Scrivi, invia un’email, un tweet, uno snapchat, un messaggio su Facebook o naviga mentre guidi o stai facendo altre cose simili? attività che richiedono attenzione e concentrazione?
  10. Ritenete che l’uso della vostra cellulare o smartphone, a volte, diminuisca la produttività?
  11. Ti senti riluttante a rimanere senza il tuo cellulare o smartphone, anche per un breve periodo di tempo?
  12. Vi sentite a vostro agio o a disagio quando accidentalmente lasciare il vostro smartphone in macchina o a casa, o non ha alcun servizio o il  telefono è rotto?
  13. Quando mangiate ai pasti, il vostro cellulare o smartphone è sempre parte dell’ambiente del tavolo?
  14. Quando il cellulare o lo smartphone squilla, emette un segnale acustico o un ronzio, avvertite un forte desiderio di controllare la presenza di testi, tweet, email, aggiornamenti e così via?
  15. Vi trovate a controllare senza pensarci il vostro cellulare o smartphone molte volte al giorno, anche quando sai che non c’è probabilmente nulla di nuovo o importante da vedere?

Ecco come Greenfield interpreta i punteggi delle persone, ovvero quanti cerchi hai fatto:

1-2: Il tuo comportamento è normale.

3-4: Il vostro comportamento è orientato verso un uso problematico o compulsivo.

5 o superiore: È probabile che possiate avere un utilizzo problematico o compulsivo dello smartphone.

8 o superiore: Se il punteggio è superiore a 8, si potrebbe prendere in considerazione la possibilità di vedere uno psicologo, psichiatra o psicoterapeuta specializzato in dipendenze comportamentali per una consulenza.

Se sei come la maggior parte delle persone, ed hai appena scoperto che si definiscono per una valutazione psichiatrica, voglio dire, vieni. L’unico modo per ottenere un punteggio inferiore a 5 in questo test è non avere uno smartphone.

Ma il fatto che questi comportamenti e sentimenti siano così universali non significa che siano innocui o che questo test sia troppo drammatico. Invece, è un’indicazione che il problema può essere più grande di quanto pensiamo. Per provarlo, provate questo gioco: la prossima volta che siete in pubblico, prendete un secondo a notare quante persone intorno a voi, compresi i bambini, stanno guardando i loro telefoni. Poi immaginate che invece di guardare i loro smartphone, quelle stesse persone stavano sparando. Il fatto che metà delle persone intorno a te lo facesse farebbe sembrare normale o giusto?

Non sto suggerendo che gli smartphone siano in realtà così coinvolgenti come i farmaci per via endovenosa. Ma penso che ci stiamo prendendo in giro se non crediamo di avere un problema.

Si consideri quanto segue:

Gli americani controllano i loro telefoni circa 47 volte al giorno. Per le persone tra i 18 e i 24 anni, la media è di 82. Complessivamente, questo si traduce in oltre 9 miliardi di controlli telefonici al giorno.

In media, gli americani trascorrono più di 4 ore al giorno sui loro telefoni. Ciò equivale a circa 28 ore alla settimana, 112 ore al mese o 56 giorni interi all’anno.

Quasi l’80 per cento degli americani controlla il proprio telefono entro mezz’ora dal risveglio.

Metà di noi controlla i nostri telefoni nel cuore della notte. (Tra i giovani dai 25 ai 34 anni, è più del 75 per cento.)

Stiamo usando i nostri telefoni così tanto che ci stiamo dando lesioni da sforzo ripetitivo come “pollice texting” e “gomito del telefono cellulare”.

Più dell’80 per cento degli americani riferisce di tenere il telefono vicino “quasi sempre durante le ore di veglia”.

Quasi 5 americani su 10 sono d’accordo con questa affermazione: “Non riesco a immaginare la mia vita senza il mio smartphone”.

Quasi 1 adulto americano su 10 ammette di controllare il proprio telefono cellulare durante il sesso. Sì, sesso.

Ma per me, il risultato più sorprendente del sondaggio è questo: secondo l’edizione 2017 del rapporto annuale della American Psychological Association’s Stress in America, quasi due terzi degli adulti americani concordano sul fatto che periodicamente “scollegare” o prendere una “disintossicazione digitale” sarebbe un bene per la loro salute mentale. Eppure, appena un quarto di queste persone lo ha fatto da solo.

Come giornalista di salute e scienza, (l’autrice del libro) trovo affascinante questa discrepanza. Ma anche il mio interesse è personale. Ho trascorso più di quindici anni a scrivere libri e articoli su argomenti che vanno dal diabete, chimica nutrizionale ed endocrinologia alla consapevolezza, psicologia positiva e meditazione. A parte un breve periodo come insegnante di latino e matematica e come chiunque abbia iniziato la propria attività sa  che sopravvivere come freelance richiede molta autodisciplina e attenzione. (Ho passato tre anni a scrivere una storia di vitamine, per amore della bontà.) Si potrebbe pensare che ormai la mia abilità di gestione del tempo deve essere abbastanza ben affinata. Ma negli ultimi anni, hanno effettivamente peggiorato. Il mio intervallo di attenzione è più breve. La mia memoria sembra più debole. La mia attenzione sfarfalla. Certo, alcuni di questi possono essere dovuti a naturali cambiamenti legati all’età nel mio cervello. Più ci ho pensato, però, più ho cominciato a sospettare che ci fosse un fattore esterno nel gioco, e che quel fattore fosse il mio telefono.

[ bene per il momento terminiamo la presentazione di questo libro veramente interessante ]

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la complessità

The world is changing

  Il mondo sta cambiando molto velocemente. Non si tratta di una grande novità, ma oggi, a causa di un’elevata interconnessione globale e di un ritmo di cambiamento sempre più rapido, è diventato sempre più difficile per gli esseri umani tenere il passo con gli sviluppi tecnologici, economici e sociali.

Partiamo da questa considerazione per definire meglio il termine VUCA

Il termine VUCA descrive alcuni fattori importanti di questi sviluppi e, pertanto, ha guadagnato popolarità in questi giorni. Una semplice ricerca su Google mostra oltre 1.220.000 risultati rispetto ai   396.000 risultati del gennaio 2015.

 VUCA sta per Volatilità, Incertezza, Complessità e Ambiguità. Descrive una situazione che noi esseri umani ci siamo sempre trovati ad affrontare: Nell’età della pietra, la caccia e l’uccisione di un mammut era una sfida molto difficile, avendo solo armi semplici di quel tempo e avendo la necessità di coordinare un gruppo di cacciatori con strumenti semplici. Anche l’ambiente apparve molto VUCA ai cacciatori e raccoglitori di quel tempo. La conoscenza limitata della natura, dei modelli di base e delle interdipendenze ha reso difficile prevedere il tempo, il rischio di una valanga di neve o un terremoto, uno tsunami o altro.

Oggi crediamo di capire sempre meglio “il mondo”.

Tuttavia, abbiamo una sensazione di VUCA: mondo di oggi sembra diventare sempre più impegnativo per noi che abbiamo a che fare con esso. Perché abbiamo ancora il problema come i primitivi cnche se l’umanità e la nostra conoscenza si sono sviluppate così tanto e in modo incredibile?

Ci sono studi che andrò ad esporre più avanti, che hanno particolare attenzione al business e al management.

Quali sono stati i precursori, che hanno intuito e studiato per primi problema

Negli anni 2000, Peter Drucker ha sviluppato l’idea che siamo nella transizione verso una “Next Society”, descrivendo tendenze come l’invecchiamento della società, l’importanza della conoscenza o il nuovo protezionismo e che questo avrà un impatto sulle organizzazioni e successivamente sull’economia globale.

 Ha scritto che le Organizzazioni devono essere consapevoli di questa transizione e devono essere pronte ad affrontarla (Drucker 2001, 2007).

Molto più complesso e  articolato è il pensiero del sociologo Dirk Baecker ( poco conosciuto in Italia ma molto in Germania) che ha sviluppato ulteriormente l’idea di Drucker, fornendo tesi concrete per la “nuova” società , comprese le prime idee per la nuova forma di cultura, struttura, integrazione, politica, economia, arte, scienza, religione, istruzione, organizzazione, ecc. (Baecker 2011).

Queste idee dimostrano che abbiamo bisogno di strumenti e modelli diversi per affrontare le situazioni future. Non è più sufficiente attenersi alla tradizione dello sviluppo industriale, che vede le organizzazioni come macchine a controllo numerico e quindi la loro gestione  e organizzazione in questa ottica.

Ci troviamo in un momento in cui nuove idee e nuovi concetti hanno bisogno di spazio per essere applicati e testati nell’ambiente imprenditoriale.

Cercherò nei prossimi post di fornire alcuni spunti di partenza e idee per affrontare l’inizio di un viaggio che esplora e sviluppa nuovi concetti o un nuovo modo di gestire.

Per la bibliografia vedere

Drucker PF (2007) Managing in the next society. Routledge, London

Drucker P (2001) The next society. http://www.economist.com/node/770819 . Accesso del 26/04/2018

Dirk Baecker  (2011) Zukunftsfähigkeit: 16 Thesen zur nächsten Gesellschaft. Revue für Postheroisches Management, Heft 9, 8–9

https://catjects.wordpress.com/about/

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